1. Il sollecito di pagamento
Il sollecito è il primo gradino: una comunicazione, anche informale, con cui ricordi al cliente che una fattura è scaduta. Non ha una forma obbligatoria e non produce effetti giuridici automatici, ma resta la mossa più efficace, perché la maggior parte dei ritardi è una semplice dimenticanza. Conviene partire gentili, spesso su WhatsApp, e alzare il tono solo se serve. Puoi generarlo con il fac simile di sollecito di pagamento e leggere come scriverlo nella guida come sollecitare un pagamento su WhatsApp.
2. La messa in mora
Se i solleciti restano senza esito, si passa alla messa in mora: l'atto formale ex art. 1219 c.c. con cui intimi il pagamento. A differenza del sollecito ha due effetti concreti: fa decorrere gli interessi di mora e interrompe la prescrizione del credito. Va inviata con data certa, via PEC o raccomandata A/R. Da qui puoi anche aggiungere gli interessi e i 40 € di costi di recupero. Genera la lettera con il fac simile di messa in mora e calcola gli importi con il calcolo degli interessi di mora.
3. Il decreto ingiuntivo
È l'ultimo gradino, quello giudiziario. Il decreto ingiuntivo (art. 633 c.p.c.) è un provvedimento con cui il giudice ordina al debitore di pagare: si chiede al tribunale con un ricorso, di norma tramite avvocato, e serve una prova scritta del credito, come la fattura accettata e la documentazione del rapporto. Una volta divenuto esecutivo, è un titolo che apre la strada al recupero forzato. Avendo costi e tempi, conviene tenerlo come ultima risorsa, per crediti certi e di importo significativo.
La sequenza giusta
Nessuno di questi passaggi è obbligatorio per legge prima del successivo, ma seguirli in ordine è quasi sempre la scelta migliore: costa meno, è più veloce e tiene aperta la relazione con il cliente. In pratica: un promemoria gentile pochi giorni dopo la scadenza, un sollecito formale con un termine se non risponde, la messa in mora se il termine passa a vuoto, e solo allora il decreto ingiuntivo. La guida fattura non pagata, cosa fare ripercorre l'intera sequenza passo per passo.
Il modo migliore è non salire la scala
Più in alto sali, più tempo e denaro costa. Saldami si collega a Fatture in Cloud, trova le fatture scadute e manda il sollecito su WhatsApp col tuo tono, al momento giusto, prima che servano lettere formali e tribunali. Lo approvi e parte, poi si ferma da solo appena il cliente paga.
Scopri come funziona SaldamiDomande frequenti
Che differenza c'è tra sollecito e messa in mora?
Il sollecito è un promemoria, anche informale, che invita a pagare e non ha una forma obbligatoria. La messa in mora è l'atto formale previsto dall'art. 1219 c.c. che intima il pagamento: a differenza del sollecito, fa decorrere gli interessi di mora e interrompe la prescrizione del credito. In pratica il sollecito apre la sequenza, la messa in mora la formalizza.
La messa in mora è obbligatoria prima del decreto ingiuntivo?
No, non è un passaggio obbligatorio: si può chiedere il decreto ingiuntivo anche senza una messa in mora precedente. È però fortemente consigliata, perché fa decorrere gli interessi, interrompe la prescrizione e dimostra che hai tentato la via bonaria, rafforzando la tua posizione.
Posso saltare il sollecito e passare subito alla messa in mora?
Puoi farlo, non c'è un obbligo di legge a inviare prima un sollecito. Nella maggior parte dei casi, però, conviene partire dal promemoria gentile: gran parte dei ritardi è una semplice dimenticanza e si risolve senza formalità, preservando il rapporto con il cliente.
Quando conviene passare al decreto ingiuntivo?
Quando la via bonaria si è esaurita: hai inviato i solleciti e la messa in mora, il termine è scaduto e il pagamento non è arrivato. Il decreto ingiuntivo ha costi e tempi, quindi ha senso soprattutto per crediti certi, documentati da fattura accettata, e di importo tale da giustificare le spese legali.
Serve un avvocato per la messa in mora?
No, la messa in mora la puoi inviare da solo: conta il contenuto (l'intimazione chiara) e l'invio con data certa via PEC o raccomandata A/R. L'avvocato diventa utile nel passaggio successivo, il decreto ingiuntivo, che si chiede al tribunale con un ricorso.
Quanto costa un decreto ingiuntivo?
Dipende dall'importo del credito: si paga un contributo unificato (legato allo scaglione di valore) più le spese e l'onorario dell'avvocato. Una parte di questi costi, se il decreto viene accolto, viene posta a carico del debitore. Per una stima precisa conviene sentire un legale.
Riferimenti normativi
- Codice civile, art. 1219 (costituzione in mora) su normattiva.it
- Codice di procedura civile, art. 633 (decreto ingiuntivo) su normattiva.it
- D.Lgs. 231/2002: interessi di mora nelle transazioni commerciali su normattiva.it
Le informazioni di questa guida sono generiche e non costituiscono consulenza legale. Per la messa in mora, il decreto ingiuntivo e il recupero del credito rivolgiti a un professionista. Crea ora un sollecito di pagamento.